[Outcome a lungo termine del disturbo schizoaffettivo. Quali differenze rispetto alla schizofrenia?].

Rivista di psichiatria

PubMedID: 24572583

Pinna F, Sanna L, Perra V, Pisu Randaccio R, Diana E, Carpiniello B, Cagliari Recovery Study Group. [Outcome a lungo termine del disturbo schizoaffettivo. Quali differenze rispetto alla schizofrenia?]. Riv Psichiatr. 2014;49(1):41-9.
RIASSUNTO. Introduzione. Un certo numero di studi indica che le caratteristiche cliniche e gli esiti a lungo termine dei pazienti schizoaffettivi sono molto simili a quelli osservati nella schizofrenia quando i casi sono diagnosticati secondo i criteri del DSM. L'obiettivo principale è stato confrontare tassi di remissione e tassi di "recovery" in una coorte di pazienti ambulatoriali schizoaffettivi e schizofrenici cronici. Metodi. È stato esaminato un campione di 102 pazienti ambulatoriali consecutivi, 46 affetti da schizofrenia (45,1%, età media 44,22±9,97 anni) e 66 affetti da disturbo schizoaffettivo (54,9%, età media 43,00±9,07 anni). I dati personali e la storia psichiatrica sono stati raccolti secondo il sistema AMDP; l'adattamento premorboso è stato valutato per mezzo della PAS. La diagnosi psichiatrica è stata confermata mediante SCID-I e II; lo stato psicopatologico è stato valutato per mezzo delle scale PANSS e CGI-SCH; la valutazione neuropsicologica è stata effettuata per mezzo delle scale BACS e MMSE; il funzionamento, il benessere soggettivo e la qualità della vita sono stati rispettivamente valutati per mezzo della PSP, della SWN e della WHOQoL-BREF. Risultati. I pazienti schizofrenici e schizoaffettivi esaminati erano caratterizzati da una sovrapponibile età di esordio, durata media di malattia, durata media di psicosi non trattata e caratteristiche socio-demografiche; inoltre, i profili psicopatologici e neurocognitivi trasversali erano molto simili. Tuttavia, i pazienti schizoaffettivi erano più frequentemente donne, mostravano un migliore adattamento sociale premorboso e un decorso clinico più complicato in termini di numero di soggetti con ricoveri e maggiore suicidalità; le misure di outcome erano invece sostanzialmente migliori tra i pazienti schizoaffettivi: i tassi di remissione clinica erano del 43,5% fra gli schizofrenici e del 54,5% fra i pazienti schizoaffettivi; il 13% dei pazienti affetti da schizofrenia e il 25,8% dei pazienti schizoaffettivi erano funzionalmente in remissione; il "recovery" è stato osservato nel 6,5% degli schizofrenici e nel 22,7% degli schizoaffettivi; la maggior parte dei soggetti stava assumendo antipsicotici, per lo più atipici, anche se una percentuale maggiore di soggetti schizoaffettivi era in trattamento con stabilizzatori dell'umore, antidepressivi e benzodiazepine. Conclusioni. Rispetto ai pazienti schizofrenici, i pazienti schizoaffettivi secondo il DSM-IV-TR appaiono come un sottogruppo di pazienti psicotici con diverse e specifiche caratteristiche in termini di decorso, esiti clinici e funzionali e trattamento.